Autori

Alice Barale,

studiosa di Estetica, è ricercatrice a tempo determinato presso il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Ha lavorato a lungo su Aby Warburg e Walter Benjamin, autori a cui ha dedicato diversi saggi e due monografie (La malinconia dell’immagine, FUP, 2009 e La prima impresa: Shakespeare in Warburg e Benjamin, Jaca Book, 2021). Di Benjamin ha curato un’edizione e traduzione italiana de L’Origine del dramma barocco tedesco (Carocci, 2018). Tra i suoi interessi di ricerca più recenti, la filosofia del colore (Il giallo del colore, Jaca Book, 2020) e il rapporto tra arte e intelligenza artificiale, tema su cui ha pubblicato la curatela Arte e intelligenza artificiale. Be my GAN (Jaca Book, 2020) e al quale sta lavorando in un nuovo libro che uscirà prossimamente.

Federica Boragina,

(1986), dottore in ricerca in Storia dell’arte contemporanea all’Università di Torino ed è attualmente impegnata come professore a contratto di Storia della Video Arte all’Università Cattolica (BS), come editor presso Electa e nella ricerca accademica. Ha insegnato presso NABA e IED, ha svolto il ruolo di assistente curatore per il Padiglione Italia alla 55 Biennale d’arte di Venezia (2017) e ha lavorato come assistente curatore per la collezione d’arte del Novecento di Intesa Sanpaolo (2011-2017). Con Giulia Brivio è fondatrice di Studio Boîte, uno studio di ricerca e produzione dedicato all’editoria d’arte contemporanea. I suoi studi sono dedicati alla scena artistica italiana del secondo dopoguerra, la cultura underground culture e l’editoria d’arte. Ha pubblicato Fabio Mauri. Che cosa è, se è, l’ideologia nell’arte (Rubettino, 2012), Interno domestico. Mostre in appartamenti 1972-2013 (Fortinoeditions, 2013), Editoria e controcultura. La storia dell’Ed.912 (Postemediabooks, 2021) e articoli su riviste scientifiche e di settore.

Anna Valeria Borsari,

artista visiva, ha affiancato l’attività artistica a studi di carattere linguistico e filosofico e fino al 1995 è stata professore associato di Filologia Romanza all’Università di Bologna. Nelle sue opere – realizzate con diversi strumenti: fotografia, pittura, video, ecc. – si evidenziano i rapporti tra rappresentazione, percezione e quanto viene riconosciuto come mondo reale. Dalla seconda metà degli anni ‘70 ha realizzato sites specific che agenti esterni avrebbero modificato fino alla cancellazione, lasciando solo una documentazione fotografica. Tra le sue pubblicazioni connesse al lavoro artistico: Del riferimento e dell’identità, “Lingua e stile”, giugno 1977; Trompe-l’oeil, inganni e verità in pittura, “L’ippogrifo”, 2003; Fuori dal monumento, ed. Campanotto, 2010; Musei del vento, in Naturale e/o artefatto, ed. Mimesis, 2015; Anna Battistini è su Facebook, ed. Postmediabook, 1019; Monumenti precari ed eterne idee, “L’uomo nero”, XVII, n. 17-18, 2021; Ora sono qui, conversazione con S. Paoli e G. Zanchetti, ed. Mimesis, 2021. Nella retrospettiva: Da qualche punto incerto, Museo del 900, Milano, 2021, si sono evidenziate le costanti del suo operare.

Elena Di Raddo,

è professoressa associata di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Brescia. Dirige il Master “Progettare Cultura. Arte e Design”, Almed, Università Cattolica e Politecnico di Milano. Insegna Storia dell’arte contemporanea nei corsi di laurea in Lettere Moderne, Beni Culturali ed Economia e Gestione dei Beni Culturali. È membro del Comitato direttivo del Centro di ricerca sull’astrattismo italiano (CRA.IT). Le sue aree di studio sono principalmente la pittura simbolista, l’arte astratta europea e l’arte italiana/europea degli anni Sessanta e Settanta e il rapporto tra arte e nuove tecnologie. È consulente scientifico per diversi musei e ha curato mostre per spazi pubblici e privati. Scrive per notiziari, periodici e riviste d’arte

Ruggero Eugeni,

è professore ordinario di Semiotica dei Media alla Università Cattolica di Milano, Direttore del Master in Media relation dell’Alta Scuola in media, comunicazione e spettacolo, e coordina il corso di laurea in Gestione di contenuti digitali (GeCo) presso la sede di Brescia. Tra le sue pubblicazioni: Il testo visibile. Teoria, storia e modelli di analisi (in collaborazione con F. Colombo), ed. Carocci, Roma 1996; Invito al cinema di Stanley Kubrick, ed. Mursia, Milano, nuova ed. 2001; Analisi semiotica dell’immagine. Pittura, illustrazione, fotografia, ISU Università Cattolica, Milano, nuova ed. 2004; Film, sapere, società. Per un’analisi sociosemiotica del testo cinematografico, ed. Vita e Pensiero, Milano 1999; La relazione d’incanto. Studi su cinema e ipnosi, ed. Vita e Pensiero, Milano 2002; Semiotica dei media. Le forme dell’esperienza, ed. Carocci, Roma 2010; La condizione postmediale, ed. La Scuola, Brescia 2015); Capitale algortmico. Cinque dispositivi postmediali (più uno), ed. Morcelliana – Scholé, Brescia 2021. Ha inoltre curato Il primo libro di teoria dei media, ed. Einaudi, Torino 2023; e con F. Colombo Il prodotto culturale. Teorie, tecniche di analisi, case histories, ed. Carocci, Roma 2001; e Storia dei media e dello spettacolo in Italia, vol. 2, ed. Vita e pensiero, Milano 2016; con D. Viganò Attraverso lo schermo. Cinema e cultura cattolica in Italia, 3 voll., ed. Fondazione Ente dello spettacolo, Roma 2006; con A. D’Aloia, Teorie del cinema. Il dibattito contemporaneo , ed Cortina,

Gigliola Foschi,

laureata in Filosofia Estetica, quale storica e critica della fotografia ha insegnato per più di dieci anni presso lo IED e l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Ha collaborato a lungo con Zoom, con le pagine della cultura dell’Unità e di Diario della settimana. Ha fatto parte del comitato di MIA fair dalla sua creazione nel 2011 fino al 2023: una fiera per la quale ha tenuto numerose conferenze e ideato il premio New Post Photography. Ha inoltre curato numerose mostre presso gallerie, istituzioni pubbliche e festival fotografici italiani e stranieri come: FAR/Fabbrica Arte e Museo della Città di Rimini, Fondazione Lercaro di Bologna, Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, Photo Biennale di Salonicco, Photolux Festival di Lucca, Month of Photography di Bratislava, Espace Van Gogh di Arles, Palazzo Pirelli di Milano, Fondazione Zoli di Forlì, Casa Italia ad Hanoi, etc. Attualmente collabora con “Gente di Fotografia” e DoppioZero. È autrice di numerose monografie dedicate ad autori italiani e stranieri (come TeunHocks, Lori Nix, Sandy Skoglund, Ákos Czigány, Paola Mattioli, Tina Cosmai, Gianni Maffi, etc.). Ha pubblicato il libro Le fotografie del silenzio. Forme inquiete del vedere, Mimesis/Accademia del silenzio (2015); ha collaborato all’enciclopedia internazionale The History of European Photography e a: Frauenbilder. Signora fotograf(i)a, Martin Kofler e Katia Malatesta (a cura di), Historische Fotografien. Collezioni storiche Tirol –Südtirol/Alto Adige –Trentino.

Francesco Tedeschi

Francesco Tedeschi è professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ha promosso e dirige il Centro di Ricerca sull’Arte Astratta in Italia (CRA.IT).Storico e critico dell’arte, le sue aree di ricerca principali riguardano la scultura italiana del secondo Ottocento, le avanguardie storiche e l’arte del secondo dopoguerra, con attenzione alle relazioni fra Italia e USA, oltre che a temi interdisciplinari, come le relazioni dell’arte visiva con l’architettura, la musica e la geografia.
Ha collaborato alle attività culturali di Intesa Sanpaolo con la curatela del catalogo delle collezioni d’arte del Novecento e con il progetto Cantiere del Novecento, tra il 2012 e il 2017.
Dal 2017 è impegnato con l’Archivio Piero Dorazio ai fini della realizzazione del Catalogo ragionato dell’opera pittorica dell’artista, oltre a collaborare con altri archivi di artisti italiani del secondo Novecento, come quelli di Francesco Somaini, Afro, Carla Accardi e Antonio Sanfilippo.

Sara Fontana

è ricercatrice a tempo determinato di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Pavia (sede di Cremona). Si è specializzata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università Cattolica di Milano, dove ha poi conseguito un dottorato di ricerca. Ha svolto lavori di archiviazione (Archivio Fausto Melotti, Archivio Francesco Messina, Archivio Umberto Milani) e ha collaborato alla catalogazione del patrimonio artistico di istituti bancari, istituzioni museali e raccolte d’arte private.I suoi contributi riguardano l’arte italiana del XX secolo, con studi monografici e ampie ricognizioni territoriali in area lombarda. Tra le pubblicazioni più recenti, le monografie Armando Marrocco. Io lo conosco (2017), Arte e antropologia in Italia negli anni Settanta (2018) e Alberto Salvati. Frammenti (2019).Ha curato mostre e rassegne su vari aspetti della ricerca artistica contemporanea, collaborando con enti pubblici e gallerie private. Dal 2010 cura il Premio d’arte “Città di Treviglio” e Concorso Giovani Talenti, teso alla promozione di artisti under 35 e a un dialogo intergenerazionale. Come pubblicista collabora con periodici e riviste d’arte.

Pablo Echaurren

(Roma 1951) ha cominciato a dipingere all’età di diciotto anni, ispirato dall’artista romano Gianfranco Baruchello, ed è stato scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz, che ha fatto conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Ha preso parte attiva al movimento dei cosiddetti indiani metropolitani, un gruppo dell’estrema sinistra che nel 1977 ha adottato i linguaggi creativi dell’avanguardia artistica. Recentemente ha pubblicato Duchamp politique (1919) e il pamphlet Adotta un artista e convincilo a smettere per il suo bene (2021). Nel 2013 la Beinecke Library – Yale University, ha acquisito parte del suo archivio legato alla attività politica svolta negli anni 70. Nel 2019 la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte ha avviato un progetto su Pablo Echaurren. Arte e politica negli anni Sessanta e Settanta nell’ambito dell’iniziativa di ricerca “Rome Contemporary”. 

Romana Loda

(Romana Grassi, 1937- 2010) è stata critico d’arte, curatrice, gallerista. Viveva a Sale Marasino, in una grande casa affacciata sul lago d’Iseo. Nel 1975 ha fondato e diretto la galleria Multimedia ad Erbusco, ove ha realizzato mostre personali a Emilio Villa, che considerava suo maestro, Verita Monselles, Ketty La Rocca, Eliseo Mattiacci e altri. Ha quindi spostato la sua galleria a Brescia, prima in via Aleardi, poi in via Calzavellia 20, realizzandovi dal 1981 varie mostre ed iniziative. Resasi conto della discriminazione di cui erano vittime le donne artiste, nel 1974 aveva organizzato la prima mostra di sole donne, Coazione a mostrare, al Palazzo di Erbusco, con opere di 30 importanti artiste (tra cui Carla Accardi, Diana Arbus, Sonia Delaunay, Yoko Ono, Gina Pane), scusandosi di non aver potuto allargare l’invito ad altre, ed inserendovi un “omaggio” a Lucio Fontana.  Dal ’78 ha poi portato avanti mostre in cui, oltre ad una circoscritta cerchia di artiste, vi era una sola presenza maschile (specularmente a quanto in genere avveniva in collettive in cui le presenze femminili erano rare).  Alla sua attività sono stati recentemente dedicati, tra l’altro, vari saggi di Raffaella Perna, un volume a cura di Giuseppe Marchetti e Chiara Pasquali (Romana Loda, il cuore a destra, Coazione a mostrare ’74, La Quadra editrice, Iseo 2022).

Federica Arcoraci

è dottoranda in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli; la sua ricerca di dottorato è incentrata sulla figura della gallerista e curatrice Romana Loda. Laureata in Storia dell’Arte presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel 2021 è stata selezionata dal Centro di Ricerca Castello di Rivoli (CRRI) per partecipare al Workshop di formazione per Archivisti d’Arte Contemporanea e, nello stesso anno,alla Masterclass per giovani curatori tenuta da Lorenzo Balbi presso La scuola di Alta Formazione FMAV. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Nazionale per gli studi di Museografia e Museologia, istituito dalla Fondazione Ezio de Felice, con la sua tesi magistrale Ripensare il ruolo dell’istituzione museale nel contemporaneo: una prospettiva critica e dialogica. Possiede un’ampia esperienza professionale acquisita presso musei, associazioni culturali, fondazioni e gallerie d’arte. Dal 2023 scrive per la rivista “Exibart”.

Gino Di Maggio

è nato a Novara di Sicilia nel 1940. Promotore e organizzatore di mostre ed eventi culturali, collezionista, editore di periodici d’arte e di numerose riviste tra cui “Alfabeta”, “Alfabeta2” e “Bullshit” sin dagli anni settanta. Nel 1989 ha fondato la Fondazione Mudima a Milano, prima fondazione di arte contemporanea in Italia dedicata a esperienze internazionali nel settore dell’arte visiva, della musica e della letteratura, che è diventata un punto di riferimento  per gli studi sul Futurismo. Ha realizzato numerose mostre.  Tra le mostre principali: Wolf Vostell, Nam June Paik, Allan Kaprow, Hiroshi Teshigahara, Imai, Arman, César, Piero Manzoni, Yoko Ono, Kazuo Shiraga, Gutai, Lee Ufan, Daniel Spoerri, Ben Vautier, Ben Patterson, Milan Knizak, Roman Opalka (2012), Enrico Castellani and Gunther Uecker (2013), Mono-ha. È anche autore di numerosi saggi, come: Modesta proposta per il terzo millennio, ed. Fondazione Mudima, 2013; Progetto Sicilia, ed. Fondazione Mudima, 2016; Moderato a chi?, ed. Fondazione Mudima, 2016; Con + ottimismo, ed. Fondazione Mudima, 2018; Quello che so io dell’islam, ed. Fondazione Mudima, 2019.

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